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giovedì 17 novembre 2011

Banksy's videos

Vi segnalo un interessante video su Banksy, dall'audio alquanto incomprensibile ma molto interessante per (ri)vedere alcune sue opere e come lavora:
B-movie     http://www.youtube.com/watch?v=4AYfsVS_T80


Inoltre, vi segnalo che da qualche giorno è -finalmente!- in vendita nelle librerie italiane il dvd+ libro del film di Banksy "Exit through the gift shop", definito il "primo disaster-movie sulla street art", distribuito da Feltrinelli.

lunedì 14 novembre 2011

Banksy: Exit through the gift shop@ Fabbrica del vapore, Milano


La Fabbrica del Vapore di Milano organizza una interessantissima iniziativa dedicata alla street art.

Martedì 15 novembre 2011 si inizia con il workshop "Infiltrate the masses", incentrato sulla guerrilla art: i partecipanti, dopo un'introduzione al fenomeno, realizzeranno in prima persona un progetto di guerrilla art utilizzando diverse tecniche (visuale, performativa, video-fotografica, installativa..).
Il workshop si terrà il 15 novembre dalle ore 11.00 alle ore 18.30 e il 16 novembre dalle ore 11.00 alle ore 17.00.

Mercoledì 16 novembre 2011 si terrà WE ARE ALL FAKES! Arte della sovversione o sovversione dell’arte?, evento dedicato all'uscita in Italia del film in dvd "Exit Through the Gift Shop"  diretto da Banksy.
Sarà possibile vedere il film stesso in due proiezioni alla Fabbrica del Vapore, alle 20.30 (su invito) e alle 22.30 (ingresso libero fino esaurimento posti), dopo un intervento di presentazione del regista (Banksy si presenterà davvero al pubblico??!), alle 20.
Durante la stessa serata sarà anche possibile vedere all'opera lo street artist italiano Ozmo in un live painting e la  presentazione dell’opera Phoebe Zeitgeist- azione di strada/video-foto.

More info:
http://www.fabbricadelvapore.org/
http://madeinart.it/it/

venerdì 22 aprile 2011

Shepard Fairey

Un altro street artist particolarmente famoso, grazie alla sua creazione del poster “Hope ” con il volto di Barack Obama durante la sua corsa a presidente degli Stati Uniti, è Shepard Fairey. Egli nasce come illustratore, graphic designer e diventa presto un importante street artist, iniziando, negli anni ’90, con la campagna di sticker “André the Giant has a posse” (con il volto del wrestler), poi trasformata in “Obey”, con immagini rielaborate tratte dal tabloid Weekly world news, con intenti ironici e critici. Nel 2003 fonda l’agenzia di design Studio Number One, dove produce, ad esempio, lavori per l’album dei Black Eyed Peas, Monkey Business e il poster per il film Walk the Line; Fairey cura inoltre la copertina per l’album Zeitgeist degli Smashing Pumpkins e della compilation Mothership dei Led Zeppelin.
Nel 2004, insieme agli artisti Robbie Conal e Mear One realizza una serie di poster “anti guerra e anti Bush” per la campagna street art “Be the revolution”; nel 2006 viene pubblicato il libro Supply and Demand: The Art of Shepard Fairey; nel 2008, Philosophy of Obey (Obey Giant): The Formative Years (1989–2008), di Sarah Jaye Williams. Nello stesso anno, Fairey crea la serie di poster a sostegno della candidatura di Obama, tra cui “Hope”.
La sua prima mostra Supply & Demand (come il titolo del libro), si tiene nel 2009 all’Istituto di Arte contemporanea di Boston, oggi le sue opere sono incluse nelle collezioni dello Smithsonian, del Los Angeles County Museum of Art, del Museum of Modern Art a New York, e nel Victoria and Albert Museum a Londra.
Anche nel caso di Fairey, tramite la street art si cerca di invadere ogni spazio con stencil, murales, posters, coprendo superficie pubbliche e private (facciate di edifici, retro di segnali stradali, cartelli alla fermata degli autobus, eccetera), come avviene nella campagna “Obey”; in più, gli slogan e il volto stilizzato di André The Giant viene riprodotto anche su diversi prodotti come vestiti, accessori, elementi di decorazione, espandendo così l’impatto della campagna stessa. Fairey si divide così tra la libertà della “libera espressione” in strada e il lavoro per aziende e campagne pubblicitarie, sempre con l’intento di portare l’arte a più persone possibile, tramite differenti vie.
In particolare, con la campagna di “Obey”, Fairey cerca di risvegliare un senso di meraviglia nel contesto abituale: gli sticker stimolano la curiosità del passante, portandolo a farsi delle domande sullo sticker stesso e la sua relazione con i dintorni, dato che non è abituato a vedere pubblicità o propaganda in cui il prodotto e il messaggio non siano ovvi e comprensibili. Questo provoca in alcuni frustrazione, poiché non si capisce il significato di ciò che si vede (come avviene anche nell’impatto con un graffito), in altri si acuisce la percezione, l’attenzione al contesto e al dettaglio e si stimola il pensiero. Lo sticker viene dunque creato appositamente per provocare una reazione, per spingere a cercare un significato, che non ha in se stesso, ma dipende dalle diverse interpretazioni personali, che riflettono la personalità e la sensibilità di chi lo guarda. Accade così che alcuni diventino “familiari” allo sticker e lo trovino divertente, seppur rappresenti un “non-sense”, ricavando piacere solo guardandolo, senza ossessionarsi alla ricerca di un significato; altri possono rimanerne confusi e condannarlo come una manifestazione di intenzione sovversiva (alcuni sticker vengono addirittura rimossi dagli stessi passanti, considerati come atto di vandalismo). Anche Fairey tenta dunque, come gli altri street artist, di spingere a vedere il contesto con occhi differenti e stimolare la curiosità e l’intelletto del maggior numero di persone, con un’azione capillare.

mercoledì 13 aprile 2011

Banksy

Uno degli street artist più famosi, a livello mondiale, è Banksy. Banksy è un assoluto genio. La sua particolarità consiste nel lasciare continuamente una traccia sui muri della città, ma a vivere da sempre nell’anonimato: si conosce solo il suo luogo di nascita (Bristol), ma nessuno sa esattamente chi sia, quale sia il suo nome (su cui si sono negli ultimi tempi fatte supposizioni: Robert o Robin Banks), e, anche nel caso di lavori su commissione, comunica solo tramite un gruppo di intermediari.
Egli utilizza differenti tecniche, come la scultura (originale ad esempio la scultura della cabina telefonica britannica assassinata), ma soprattutto lo stencil, che ha assunto un’importanza particolare all’interno dell’opera degli street artist; mentre i messaggi che vuole trasmettere sono di solito anti-militaristici, anti-capitalistici o anti-istituzionali. Per far ciò, si avvale di soggetti generalmente originali, umoristici, popolari e facilmente comprensibili, che colpiscono e fanno riflettere: tra i più usati scimmie, ratti (topi fotografi, artisti, soldati, rapper, pacifisti, presenti in molte metropoli inglesi e americane), poliziotti, soldati, bambini e anziani. Un’altra sua peculiarità consiste nell’intervento non-ufficiale all’interno di mostre o musei importanti, una critica all’istituzione museale tramite un’azione pacifica ed ironica, ossia l’affissione di sue opere tra quelle già in sede, il tutto in segreto (spesso si nota la sua intrusione dopo diverso tempo): in questo caso introduce particolari disturbanti, anacronistici o completamente fuori luogo (ad esempio nobili del Settecento con bombolette spray, pali della luce in paesaggi settecenteschi, un carrello della spesa rovesciato nello stagno giapponese di Monet); il British Museum ha deciso di aggiungere alla sua collezione permanente una sua simil-incisione rappresentante un uomo preistorico a caccia con tanto di carrello della spesa (“Early man goes to market”), mentre al Natural History Museum di Londra si cataloga una nuova specie di animale: un ratto dotato di zaino, bomboletta e occhiali, chiamato “Banksus Militus Vandalus”.  
I suoi interventi si inseriscono perfettamente all’interno del tessuto urbano che vanno a mutare, arricchire e decorare: tra le sue operazioni più importanti si ha la realizzazione, nell’agosto del 2005, di murales sulla parte palestinese della barriera di separazione israeliana, sorte di squarci nel muro (realizzati con la tecnica del trompe l’oeil) che permettono di immaginare e vedere dall’altra parte un mondo originale e fantastico con paesaggi tropicali, bambini che giocano, spiagge. Anche nel caso di Banksy l’intento principale è la comunicazione con un vasto pubblico e la diffusione delle sue opere al di là del sistema riconosciuto: “Alcune persone diventano dei poliziotti perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore. Alcune diventano vandali perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore da vedere”. Banksy, inoltre, riflettendo sull’ingresso della street art in galleria, dice: “Non so se la street art possa stare al chiuso. Se addomestichi un animale, passa dall’essere selvaggio e libero a sterile, grasso e sonnolento. Così forse per l’arte sarebbe meglio stare all’aperto. Tuttavia molte persone anziane trovano molto piacevole avere un animale domestico in casa. È dura rinchiudere l’adrenalina della street painting quando ti ritrovi in un delizioso studio con una teiera sul fuoco”.
 Nonostante ciò, il sistema ufficiale ha presto riconosciuto il suo talento: il Bristol museum gli ha dedicato una personale nel 2009, è presente alla galleria di Steve Lazarides (suo portavoce), circa 40 suoi lavori originali si possono trovare all’Andipa Gallery di Londra, in formato ridotto “da galleria”, in cornice (nel 2010 alcuni sono stati presentati a Milano nella mostra “Fight for Art” tenutasi al Superstudio più). Banksy ha inoltre pubblicato alcuni libri che raccolgono molte delle sue immagini e testi da lui stesso scritti: Existencilism, Banging Your Head Against a Brick Wall, Cut It Out, Wall and Piece; nel 2010 esce anche il film “Exit through the gift shop”, una sorta di finto documentario sulla sua persona e sui suoi lavori, che diviene nell’ultima parte una critica al mondo dell’arte e alla facilità con cui spesso artisti sconosciuti raggiungono la notorietà, presentato al Sundance Film Festival. Nel film compaiono anche diversi altri importanti street artist, tra i quali Invader (artista francese, ricrea i personaggi colorati del videogame “Space Invaders” tramite piccoli mosaici che invadono, secondo criteri estetici, concettuali o strategici, città europee e non), Shepard Fairey, lo stesso Banksy con voce camuffata e al buio, Mr Brainwash (che all’inizio del film è colui che riprende gli street artist, mentre alla fine diventa il principale protagonista nonché primo obiettivo della critica di Banksy), e altri artisti internazionali, come Seizer, Zevs, Neck, Dot Master, Swoon, Buff Monster, Borf, Ron English.